domenica 22 gennaio 2017

Canada, attese deluse, inflazione in calo a dicembre

Secondo i dati rilevati nel mese di dicembre, su base mensile l’inflazione del Canada scende dello 0,2%, mentre nella precedente rilevazione aveva subito una flessione dello 0,4%. Gli analisti si aspettavano un nuovo calo dell’inflazione dello 0,1%.
Su base annua, poi, l’inflazione sale invece dell’1,5%. Gli analisti avevano previsto un aumento dell’1,7%, maggiore rispetto a quello dell’1,2% della scorsa rilevazione.
L’indice dei principali dei prezzi al consumo su base mensile, che nella precedente rilevazione era sceso di 0,5 punti percentuali, oggi segna un -0,3%. Gli analisti avevano previsto un calo dello 0,2%.
Infine, su base annua, l’indice dei principali prezzi al consumo segna un +1,6%, mentre nella precedente rilevazione si era assestato a +1,5%. Gli analisti avevano previsto un aumento di 1,7 punti percentuali. Tutte le aspettative sono state pertanto deluse. (fonte: Forexinfo.it)

NHL: Senators, MacArthur fuori per tutta la stagione

Clarke MacArthur e Dion Phaneuf (foto Wayne Cuddington)
La carriera di Clarke MacArthur, ala degli Ottawa Senators e già in passato punto di forza dei Toronto Maple Leafs, potrebbe essere giunta anzitempo alla fine. I medici della squadra di hockey della Capitale, infatti, non hanno dato l'ok al suo rientro sul suo ghiaccio dopo una lunga serie di commozioni cerebrali ('concussions' in inglese), ben quattro nel giro di un anno e mezzo.
Chiusa anzitempo la stagione, per MacArthur potrebbe addirittura essere arrivato il momento di appendere i pattini al chiodo, sebbene il suo contratto sia valido fino alla stagione 2019-20. La dirigenza dei Senators vuole, prima di tutto, salvaguardare il giocatore. "Voglio guadagnarmi lo stipendio", ha detto pochi giorni fa MacArthur. Ma non a scapito della sua salute.

sabato 21 gennaio 2017

Kevin O'Leary, la risposta dei conservatori a Justin Trudeau

Viene riprodotto di seguito per intero l'articolo che Francesco Veronesi, direttore del Corriere Canadese, ha scritto relativamente alla figura di Kevin O'Leary.

O'Leary, il miliardario che tenta la scalata ai Tory

di Francesco Veronesi

In Italia abbiamo avuto Silvio Berlusconi, negli Stati Uniti è il turno di Donald Trump. Il Canada ora è la nuova arena politica dell’ennesimo milionario che tenta la scalata a un partito per diventare il leader di un Paese occidentale. Kevin O'Leary ha lanciato la sua sfida agli altri 13 candidati alla leadership del Partito Conservatore, primo passo di un possibile lungo braccio di ferro con il primo ministro liberale Justin Trudeau che durerà dal prossimo maggio fino al 2019, quando il Canada tornerò alle urne.
Ma chi è O’Leary? Nato a Montreal 62 anni fa, figlio di due immigrati - padre irlandese e madre libanese - sin da giovanissimo mostra una grande abilità e passione per il mondo della finanza e degli investimenti. Dopo essersi laureato alla University of Waterloo e aver proseguito gli studi alla Ivey Business School at The University of Western Ontario, O’Leary decide di avviare la sua impresa. E lo fa dal basement di casa sua nel 1986 fondando con altri due soci la Softkey, società specializzata nella creazione di software. Dopo le prime difficoltà la compagnia inizia a consolidarsi sul mercato, puntando sullo sviluppo di programmi educativi per le famiglie e per i bambini. Nel 1993, dopo l’acquisto di altre due società - WordStar e Spinnaker Software - la sua compagnia diventa tra le più importanti di questo segmento di mercato, conquistando la supremazia dopo la scalata a un’altra azienda, la The Learning Company (TLC), che diverrà poi la compagnia principale del suo gruppo. Poi, nel 1999, la svolta: O’Leary vende la nuova azienda in blocco alla Mattel, diventando multimilionario.
Negli anni successivi è protagonista di numerosi altri investimenti, mentre lentamente inizia a diventare un volto televisivo per le sue apparizioni sulla Cbc e sulla Abc. Negli ultimi anni, infine, O’Leary diventa un personaggio pubblico per il suo ruolo nei due reality Dragon’s Den e Shark Tank.
Per buona parte del 2016, quando si stava iniziando a riempire la griglia dei candidati alla leadership conservatrice, O’Leary rende pubblica la sua volontà di entrare in politica per “salvare il Paese da Justin Trudeau”. Ma prima di farlo vuole capire se esiste o meno la possibilità di creare consenso - della base e nei vertici di partito - attorno alla sua potenziale candidatura.
Mercoledì, infine, O’Leary mette da parte le titubanze di questi mesi e ufficializza la sfida agli altri 13 candidati. Nel suo programma, sintetizzato durante alcune interviste televisive, viene identificata la fascia elettorale da recuperare per sconfiggere i liberali alle prossime elezioni: i giovani dai 18 ai 35 anni. Grande enfasi, infine, sulla lotta al debito pubblico e sul rilancio dell’economia.

Donald Trump annuncia di voler rinegoziare accordo Nafta, il Canada trema

Sul sito della Casa Bianca, il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncia che intende rinegoziare l'accordo commerciale Nafta (North American Free Trade Agreement) con Messico e Canada e che e' pronto ad uscirne se non viente trovata un'intesa equa. "Il presidente eletto è determinato a rinegoziare il Nafta", annuncia la Casa Bianca.
Trump, durante la campagna elettorale, aveva promesso che avrebbe comunicato ai Paesi partner la volontà di rinegoziare l'accordo dal suo primo giorno in carica e cosi' ha fatto. "Se i nostri partner si rifiutano di rinegoziare il Nafta, concedendo agli americani accordi equi, allora il presidente comunicherà che gli Stati Uniti intendono uscire dall'accordo", precisa la nota della nuova amministrazione.
Per uscire dall'accordo Nafta è sufficiente una notifica ai sottoscrittori da parte del Paese che intende ritirarsi, facendo scattare i 180 giorni di tempo per rivedere i termini dell'intesa che, se non viene rinegoziata, decade. (fonte: AGI)

venerdì 20 gennaio 2017

Donald Trump, da Justin Trudeau messaggio di congratulazioni

Justin Trudeau durante un suo viaggio a Washington
Donald Trump giura come 45° presidente degli Stati Uniti, ma il primo ministro del Canada, Justin Trudeau, preferisce andare a raccogliere voti in un Paese che gli si sta rivoltando contro.
L'assenza del premier canadese non è stata di certo l'unica di rilievo al giuramento di Trump, ma comunque Trudeau ha per lo meno (e ci mancherebbe pure) voluto inviare un messaggio di congratulazioni al suo nuovo 'vicino di casa'.
“Il Canada e gli Stati Uniti hanno costruito una delle più forti relazioni fra due nazioni che possano esistere al mondo. Questa collaborazione continua ed è essenziale per condividere la nostra prosperità e sicurezza". Forse poteva impegnarsi un po' di più...

Donald Trump, i titoli dei giornali canadesi

Il Canada, si sa, ha da sempre mantenuto una posizione fortemente critica nei confronti di Donald Trump.
Una scelta perseguita spesso oltre i limiti della demagogia per esempio dalla televisione canadese,la CBC (ma di questo ne parlerò in un articolo a parte).
In questo post vi mostreremo i titoli dei principali quotidiani online canadesi sull'elezione del leader repubblicano, che ha sbaragliato il campo a Hillary Clinton, divenendo così il 45° presidente degli Stati Uniti d'America, dopo Barack Obama.
Cominciando da Ovest, il Vancouver Sun mette tutto nel titolo: "Trump: An unapologetic nationalist, trade populist becomes 45th U.S. president". L'Ottawa Citizen non si espone più di tanto e anzi, dopo poche ore dal giuramento di Trump, lo relega fra le notizie laterali: "Donald Trump is sworn in as President of the United States" è il titolo del quotidiano della capitale. Più blando di così... Sempre nell'OC il critico cinematografico Jay Stone trasforma la giornata inaugurale della presidenza Trump in una sceneggiatura da film. Ovviamente da stroncare.
Chi invece prende una posizione forte è, al solito, il Toronto Star, da sempre orientato su posizioni di 'sinistra' e che già in passato si era distinto per una serie di furiosi attacchi contro Silvio Berlusconi sferrati dalla incerta penna di una giornalista il cui nome (che fortunatamente ho dimenticato) tradiva origini italiane. Lo Star, invece che sul giuramento, apre puntando sulle (presunte) violenze della polizia sui manifestanti anti-Trump, nemmeno poi così tanti, ma in grado di affrontare la polizia in stile black-bloc, con lancio di pietre, fumogeni e incapucciamenti: "Police make arrests, deploy pepper spray in confrontation with Trump protesters". Insomma, scene già viste in Europa e ampiamente giustificate da quelle stesse parti politiche che ora deplorano Trump. Quella 'informazione' che identifica un gruppuscolo di criminali violenti con 'la gente' e che per questo parla di 'America divisa', quando invece la vittoria di Trump è apparsa fin da subito netta e senza possibilità di replica. Ma tant'è, allo Star si ragiona così da tempo, la macchina mediatica e demagogica del dare addosso al nuovo presidente degli Stati Uniti è cominciata da tempo ma, evidentemente, non ha sortito gli effetti sperati. La gente, fortunatamente, almeno quella che rappresenta l'orgoglio nazionale americano, non si è fatta condizionare.
Anche il Globe and Mail, sebbene in maniera più signorile, non risparmia critiche al neopresidente: "Donald Trump’s inauguration: ‘It’s going to be only America first’", è il titolo di apertura, seguito da due approfondimenti. Nel primo, un editoriale dal titolo "Keep calm and carry on, world", si sottolinea: "The election of Donald Trump has been an agonizing experience. America’s friends have been dumbfounded by Mr. Trump’s alliances, temperament and policy utterances. There is good reason to fear the worst, having seen and heard the kind of man he is". Nel secondo, "Donald Trump: Our anti-American president", l'autrice, Sarah Kendzior, scrive: "What I didn’t see a year ago were the issues about which I worry most now: usurpation by a foreign dictatorship whose technological prowess outpaced our institutional response. The potential deployment of nuclear weapons, with which Mr. Trump has had a life-long fascination and has said he would use. The rise of neo-Nazis into the mainstream media, where they are instead called the “alt-right” and heralded for their fashion sense. An international cadre of billionaire kleptocrats, backed by the Kremlin but rising all over the West, whose combined power is little match for democratic entities weakened through war and recession and vulnerable to online propaganda".
Chiudiamo con l'unico giornale che, senza gloria, per lo meno, prende atto della realtà nuda e cruda. E' il Sun, che difatti viene considerato il giornale più 'a destra' del mondo media canadese. Il titolo dell'editoriale è chiaro: "Call him what you want, but Trump is now called Mr. President". All'interno si legge: "Pay no attention to that scruffy-looking man standing on the corner with the sandwich board proclaiming, “The end is nigh. He’s nothing more than the liberal elite in disguise. He represents the sore losers from the Democratic side, the socialists who have overtaken academia, the Tinseltowners whose white-picket fences are too high for them to see the real world, and a media that overwhelmingly showed its left-wing colours and got angrier by the minute when ordinary Americans started paying them no heed. And, by the way, the man with the sandwich board? He’s wrong that the end is nigh. It has arrived".

giovedì 19 gennaio 2017

Canada, tassi di interesse fermi allo 0,5%

I tassi di interesse non sono stati toccati dalla Bank of Canada, esattamente come previsto dalla maggior parte degli analisti, e rimarranno dunque fissi allo 0,5%.
Nel report della BoC pubblicato questo mese di gennaio si sottolinea come l’incertezza nei confronti delle prospettive globali sia ancora troppo elevata, soprattutto per quel che riguarda gli Stati Uniti.
Nel complesso, fa notare la Bank of Canada, l’economia globale si è rafforzata come previsto e i prezzi di alcune materie prime come il petrolio sono cresciuti.
Mentre la crescita dell’occupazione è rimasta stabile, fa notare la BoC, diversi indicatori segnalano ancora un significativo rallentamento nel mercato del lavoro.
Nonostante il settore delle risorse si sia adeguato al declino dei prezzi delle materie prime, gli effetti negativi su reddito e ricchezza continueranno a persistere.
Si nota inoltre che nel report di politica monetaria che ha sancito tassi di interesse sempre allo 0,5%, il dollaro canadese si è rafforzato assieme a quello USA contro una serie di altre valute. I consumi dovrebbero mantenersi solidi, mentre gli investimenti nel settore residenziale saranno limitati sia dalle annunciate modifiche alla normativa sui finanziamenti immobiliari sia dai tassi sui mutui che sono cresciuti in risposta a rendimenti obbligazionari più elevati.
Secondo le previsioni, il Pil reale del Paese crescerà del 2,1% sia nel 2017 che nel 2018. Tutto ciò significa che il Canada tornerà nel pieno delle proprie capacità verso la metà del prossimo anno, in linea con quanto già previsto a ottobre.
L’inflazione è stata inferiore rispetto a quanto previsto ad ottobre soprattutto a causa del declino del prezzo del cibo. L’inflazione core sotto il 2% riflette l’eccesso di capacità materiale nell'economia. Le previsioni della Bank of Canada parlano comunque di un’inflazione vicina al target del 2% nei prossimi mesi.
Intanto, in attesa dei dati sui tassi di interesse, il cambio USD/CAD ha proseguito sulla via del ribasso verso quota 1,30.
In sintesi, in un contesto di previsioni praticamente immutate, la Bank of Canada ha deciso che la sua attuale politica monetaria è ancora appropriata e ha dunque confermato i tassi di interesse allo 0,5%. Il Governing Council della BoC continuerà comunque a monitorare ulteriori sviluppi tenendo sempre e comunque conto di quanto l’attuale incertezza globale continuerà a pesare. (fonte: Forexinfo.it)