venerdì 19 gennaio 2018

Trudeau contro il movimento per la vita: "Non in linea con la nostra società"

Justin Trudeau, primo ministro canadese, una volta di più ribadisce la propria linea connessa con alcuni dei punti fermi della sinistra mondiale, quali quelli dell'aborto.
Clamorosa la notizia che arriva dal Nord America in cui, in antitesi alla linea del presidente statunitense, Donald Trump, Trudeau obbligherà i gruppi che vogliono sfruttare i fondi del programma per il lavoro giovanile estivo ad impegnarsi a rispettare e sostenere i cosiddetti 'diritti individuali', che comprenderebbero pure quelli riproduttivi, ovvero quelli relativi all'aborto. Il programma prevede 70mila posti per giovani tra i 15 e i 30 anni. Finora molti gruppi in difesa della vita potevano godere di agevolazioni per assumere giovani avvocati che lavorassero su casi legali in cui fossero coinvolte persone colluse con atti abortisti. Verranno discriminate perfino le aziende che si rifiuteranno di firmare documenti in cui esprimano chiaramente il proprio favore all'aborto e all'ideologia LGBT.
Trudeau però è andato oltre, in pratica cancellando l'idea stessa di 'antiabortismo' dai valori della società canadese, un atto insomma di bolscevismo mentale, definendo chi difende i 'non ancora nati' come persone "non in linea con ciò che noi siamo come governo e come società".
Un atto illiberale oltre che a favore dell'omicidio di chi non può difendersi, sventolante una presunta libertà femminile che non può certo definirsi realizzata sulla morte di ciò che è la vera essenza della donna: la maternità.

martedì 16 gennaio 2018

La ragazzina islamica ha mentito, nessuna aggressione

Khawlah Norman
"Hijab Hoax", l'inganno dell'hijab. Sono questi i titoli dei giornali canadesi dopo la falsa notizia, pubblicata il 13 gennaio, dell'aggressione che una ragazzina musulmana di 11 anni avrebbe subito a Toronto da parte di un uomo che l'avrebbe tagliato il tradizionale copricapo islamico (hijab) con un paio di forbici, in quello che, inevitabilmente, era stato subito etichettato come un attacco di matrice razzista e islamofobo, proprio mentre il Canada si prepara a ricordare il primo anniversario della sparatoria avvenuta alla moschea di Quebec City, che aveva provocato la morte di sei persone.
La giovane islamica, Khawlah Noman, era balzata al centro dell'attenzione dei media, rilasciando anche un'insolita conferenza stampa, in cui aveva affermato di essersi "sentita confusa e spaventata". "Ho urlato quando ho visto che iniziava a tagliarmi l'hijab e lui è fuggito, - aveva proseguito la ragazza - ma poi è ritornato e ha continuato".
Immediate erano state le condanne da parte del mondo canadese, sempre molto sensibile al tema 'razzismo'. Il premier dell'Ontario, Kathleen Wynne, aveva definito l'attacco "un atto codardo e di odio".
E' bastata però una breve analisi dei fatti, da parte della polizia canadese, per negare la presunta 'evidenza'. "Una squadra di investigatori ha raccolto una quantità significativa di prove ed è giunta alla conclusione che gli eventi non si sono verificati", hanno confermato i responsabili delle forze dell'ordine.
Ovviamente dai 'liberali' dell'Ontario, di cui il primo ministro, Justin Trudeau, è campione, non è arrivata nessuna correzione di tiro rispetto alle accuse di intolleranza sparate a caso.

Corea, vertice a Vancouver sulle sanzioni

Si svolge questo martedì il Vancouver Ministers' Meeting on Security and Stability on the Korean Peninsula, non senza polemiche. Il governo canadese – co-promotore dell'iniziativa assieme agli Stati Uniti – sottolinea che il summit dei ministri degli Esteri è finalizzato a "dimostrare solidarietà in opposizione alle azioni illegali e pericolose della Corea del Nord» e a «lavorare insieme per rafforzare gli sforzi diplomatici verso una penisola coreana sicura, prospera e denuclearizzata". A questo fine, in agenda spicca il tema di come "rafforzare l'efficacia del regime sanzionatorio globale a supporto di un ordine internazionale basato sulle regole".
I partecipanti sono una ventina: Canada, Stati Uniti, Australia, Belgio, Colombia, Danimarca, Francia, Grecia, India, Italia, Giappone, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Filippine, Corea del Sud, Svezia, Thailandia, Turchia e Regno Unito.
Cina e Russia, che non partecipano all'incontro, hanno già espresso la loro contrarietà a un vertice che, in sostanza, riunisce i capi della diplomazia dei Paesi che parteciparono alla guerra di Corea del 1950-1953 sotto l'egida delle Nazioni Unite in difesa del Sud.

sabato 13 gennaio 2018

Epatite B, studio italocanadese scopre il virus in una mummia di 500 anni fa

Identificato il virus dell'epatite B in una mummia di 450 anni fa, dopo che per anni si è pensato che la causa della morte di un bambino vissuto circa 500 anni fa, il cui corpo fu imbalsamato e conservato nelle arche sepolcrali della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, fosse il vaiolo.
Oggi, un team internazionale di ricercatori della McMaster University di Hamilton in Canada, diretto da Hendrik Poinar, e della divisione di paleopatologia dell'Università di Pisa, costituito da Gino Fornaciari e Valentina Giuffra, ha appurato che il bambino era portatore del virus dell'epatite B, gettando nuova luce su un agente patogeno complesso e mortale, che uccide quasi un milione di persone ogni anno.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista online "Plos Pathogens".
Nel corso delle missioni esplorative dell'Università di Pisa nella Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, dirette dal professor Fornaciari negli anni '80-'90, fu ritrovata la mummia intatta di un bambino di due anni indossante ancora la veste monastica dell'Ordine Domenicano, grazie alla quale i ricercatori hanno ottenuto il sequenziamento completo del genoma di un antico ceppo del virus dell'epatite B (HBV). (fonte: AGI)

Cambio Dollaro USA-Loonie, lieve miglioramento nel breve periodo

Facendo riferimento ai dati del 10 gennaio espressi dal sito di Teleborsa, si nota un composto rialzo per il cross USD contro Loonie, che archivia la sessione con un guadagno dello 0,66%. Per il medio periodo, le implicazioni tecniche assunte del Dollaro USA nei confronti del Dollaro Canadese restano ancora lette in chiave negativa. Qualche segnale di miglioramento emerge invece per l'impostazione di breve periodo, letto attraverso gli indicatori più veloci che evidenziano una diminuzione della velocità di discesa. Possibile a questo punto un rallentamento della discesa in avvicinamento a 1,2451. La resistenza più immediata è stimata a 1,2589. Le attese sono per una fase di reazione intermedia tesa a riposizionare il quadro tecnico su valori più equilibrati e target a 1,2727, da raggiungere in tempi ragionevolmente brevi. (fonte: Teleborsa)

Bitcoin, il pollo fritto di KFC si compra in criptovaluta

Il pollo fritto di Kentucky Fried Chicken si può comprare anche in bitcoin. E' un'opzione disponibile solo in Canada e per un periodo limitato.
La scelta, più che una reale apertura alle criptovalute, è un'iniziativa di marketing, che però testimonia quanto i bitcoin siano diventati un argomento popolare. I clienti non possono presentarsi al bancone per pagare con la criptovaluta, ma possono farlo solo online: la transazione passa attraverso BitPay ed è disponibile per un solo prodotto, il "Bitcoin Bucket". Una confezione che costa 20 dollari canadesi, cui se ne aggiungono 5 per la consegna a domicilio.
Ma come fa KFC a calcolare il cambio, vista la volatilità di bitcoin? In modo piuttosto artigianale: sulla propria pagina Facebook, il marchio ha creato un contatore che segnala, in tempo reale, le fluttuazioni del valore del secchio. Cioè a quanti bitcoin equivalgono 20 dollari canadesi (nel secondo in cui queste righe sono state scritte 0,00104 bitcoin). Con una proposta speciale per il creatore della criptovaluta: "Se Satoshi rivela la sua identità - ha scritto su Twitter KFC Canada - il suo secchio lo offriamo noi". (fonte: AGI)

giovedì 11 gennaio 2018

NHL, Ottawa Senators vincenti nella Battle of Ontario

Gli Ottawa Senators rimangono la 'bestia nera' dei Toronto Maple Leafs e, anche in una delle loro peggiori stagioni recenti, vincendo per 4-3 sul ghiaccio avversario, ottengono la seconda vittoria stagionale nella Battle of Ontario, addirittura la sesta consecutiva se si contano anche le due sfide di 'preseason' e le ultime due partite della scorsa stagione.
Arrivati all'Air Canada Centre senza nulla da perdere, dopo il collasso casalingo contro i Chicago Blackhawks (2-8), i Senators si sono portati sul doppio vantaggio realizzando un gol nei primi due tempi con Thomas Chabot e Mike Hoffman, ma sono poi stati ripresi dai padroni di casa con Andreas Borgman e James van Riemsdyk, quest'ultimo in rete dopo 54 secondi nel terzo periodo. Subito dopo arrivava però il nuovo vantaggio di Ottawa, firmato da Gabriel Dumont, ma al 12'28" Morgan Rielly impattava nuovamente. Una distrazione dei Leafs creava, a tre minuti dalla fine, una situazione di 3-contro-1 che Tom Pyatt sfruttava al meglio, malgrado negli ultimi due minuti di gioco il 'goalie' di casa, Frederik Andersen, uscisse dai pali per l'uomo di movimento in più, creando così diversi momenti di panico sotto la porta di Craig Anderson, senza però riuscire a evitare la sconfitta finale.

I PRECEDENTI STAGIONALI:
18/09/2017 - Ottawa Senators-Toronto Maple Leafs 6-2 (preseason)
19/09/2017 - Toronto Maple Leafs-Ottawa Senators 2-5 (preseason)
21/10/2017 - Ottawa Senators-Toronto Maple Leafs 6-3

Negli ultimi 11 confronti fra le due rivali 'provinciali', Ottawa comanda con ben nove vittorie, una sconfitta e una sconfitta agli shootout, con un bilancio di reti di 44-28. Anderson infine, portiere dei Sens, ha vinto gli ultimi sette confronti disputati contro i rivali.



Nafta, il Canada si prepara all'uscita degli Stati Uniti

Un incontro dei rappresentanti Nafta
Il Canada si prepara all'uscita degli Stati Uniti dall'accordo commerciale Nafta (North American Free Trade Agreement). Lo riferisce una fonte che preferisce rimanere anonima in vista del prossimo round commerciale a Montreal alla fine del mese.
"Il governo canadese - ha spiegato la fonte - è consapevole della possibilità che il presidente Donald Trump annunci che gli Stati Uniti si ritirino dal Nafta", l'accordo di libero scambio a tre che comprende anche il Messico. Le negoziazioni si svolgeranno a Montreal dal 23 al 28 gennaio prossimi.
I titoli delle società Usa interessate al Nafta sono crollati ieri a Wall Street, mentre le valute canadese e messicana hanno perso terreno contro il dollaro. Trump ha costretto Canada e Messico a rinegoziare l'accordo commerciale siglato nel 1994, avvertendo che in assenza di un accordo gli USA si ritireranno. (fonte: AGI)

lunedì 8 gennaio 2018

Nomi indiani al posto di quelli ufficiali, la comica della nuova toponomastica canadese

Basta 23rd Avenue, ma l'impronunciabile Maskekosihk Trail
Si riproduce per intero un articolo tratto dal sito internet de Il Post, dedicato alla nuova toponomastica canadese e ai problemi sollevati dalle nuove proposte governative, tese a sostituire gli storici nomi franco-britannici con altri, trattati dalla tradizione indiana delle popolazioni 'native', una sorta di 'debito storico' che il governo di Justin Trudeau sente di dovere nei confronti degli aborigeni nordamericani.

La nuova toponomastica canadese 
In realtà è vecchia: negli ultimi anni molti nomi di strade e di luoghi sono stati cambiati con gli equivalenti delle popolazioni native

In Canada da anni si sostituiscono, o si provano a sostituire, toponimi di origine europea con parole o nomi delle etnie native canadesi. Lo si fa seguendo una raccomandazione della Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite, che riconosce alle popolazioni native il diritto di conservare i propri nomi per indicare comunità ed elementi geografici. Nel 2017 più di 600 toponimi indigeni sono stati aggiunti ai registri nazionali, e oggi circa 30mila dei 350mila toponimi canadesi sono di origine indigena. Uno di questi è la stessa parola “Canada”, che nella lingua irochese significa “villaggio”.

Nel 2001 alcune località intorno a Ottawa – la capitale canadese, che prende il suo nome dall’etnia nativa canadese degli Odawa – furono accorpate alla città: si crearono così diverse situazioni di “doppioni”, strade che si chiamavano allo stesso modo e che da quel momento si ritrovarono nella stessa città. Sono circa 80, e da 15 anni si sta provando a cambiarne i nomi: ma spesso non è semplice, ha spiegato un articolo dell’Economist, perché molti residenti non sono d’accordo. Lo scorso novembre il comune ha per esempio rinominato una delle strade chiamate River Street con un nome alternativo, Onigam Street: “onigam” in algonchino significa “trasporto di merci”.

Un altro nome che ha creato delle dispute è stato Maskekosihk Trail (letteralmente “sentiero del popolo della terra della medicina”), scelto dal comune di Edmonton, il capoluogo della provincia dell’Alberta, per sostituire 23rd Avenue. Un consigliere comunale si è opposto alla decisione dicendo che il nuovo nome è più difficile da pronunciare del precedente: i rappresentanti dei Cree – la principale etnia nativa canadese – hanno risposto dicendo di aver dovuto «affrontare degli scioglilingua» sin dall’arrivo degli europei.

In alcuni casi i nomi non sono stati sostituiti, nonostante la volontà di farlo: quando la provincia dei Territori del Nord-Ovest si separò da quella di Nunavut nel 1999, fu proposto di cercarle un nome più breve. La seconda proposta che ricevette più voti fu “Bob”. Alla fine però non se ne fece nulla e il vecchio nome fu mantenuto. In un altro caso, nel 2015, tutti i nomi alternativi proposti per un fiume, il Mackenzie, sono stati accettati: ora lo si può chiamare Dehcho, Deho, Kuukpak, Nagwichoonjik o Grande Rivière. Hanno tutti lo stesso significato, cioè “grande fiume”.

I Nakoda, un’altra etnia nativa canadese, vorrebbero poi che la città di Calgary, la terza più grande del Canada, diventasse “Wichispa Oyade”, che significa “città dell’Elbow”, dal nome di uno dei tre fiumi che la attraversano. I Siksika invece vorrebbero che si chiamasse “Mohkinstsis-aka-piyosis”, che significa “molte case sul fiume Elbow”. L’amministrazione provinciale però non ha mai considerato di rinominare la città, il cui nome deriva da quello della baia di Calgary, in Scozia.

In alcuni casi, diversamente rispetto a quello di Calgary, le ragioni a favore della sostituzione di un toponimo sono legate a ciò che fece la persona da cui deriva. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha per esempio cambiato il nome dell’edificio in cui si trova il suo ufficio, che era chiamato palazzo Hector-Louis Langevin, perché era il nome di un avvocato che provò a tagliare i legami tra i bambini nativi canadesi e le loro famiglie facendoli vivere nei convitti da lui fondati. Per una ragione simile, i gruppi che rappresentano i nativi canadesi vorrebbero cambiare nome al fiume Cornwallis, che si trova nella Nuova Scozia: il suo nome deriva infatti da quello di un governatore britannico che offriva delle ricompense a chi gli portava gli scalpi della tribù Mi’kmaq.

Una delle più recenti discussioni su questo tema riguarda Amherst Street, una strada di Montreal lunga 1,5 chilometri. Prende il suo nome da Jeffrey Amherst, un comandante dell’esercito britannico che a metà del 18esimo secolo combatté contro i popoli nativi alleati dei francesi, in quelli che oggi sono il Canada e gli Stati Uniti. Amherst chiamava i nativi americani «razza esecrabile» e diceva che avrebbero dovuto essere completamente sterminati. Per questo l’Amherst College del Massachusetts non riconosce più il comandante come propria mascotte, sebbene ne abbia mantenuto il nome. Montreal vuole fare lo stesso con la sua strada, ma per ora non ha ancora trovato un nome sostitutivo: una delle opzioni prese in considerazione è Pontiac, il nome di un capo Odawa che si ribellò contro Amherst.

Mondiali Under 20 hockey ghiaccio, il Canada torna campione

Vanno al Canada i Mondiali Under 20 di hockey ghiaccio. Nella finale giocata contro la Svezia però, i nordamericani hanno dovuto sudare non poco per tornare a conquistare il titolo, che mancava dal loro palmarés dal 2015.
A Buffalo, i nordamericani hanno infatti sconfitto la Svezia con il punteggio di 3-1, ma soltanto grazie a un break negli ultimi istanti di gioco, quando ormai la sfida sembrava incanalarsi verso l'overtime. La formazione di Monten ha tenuto l'1-1 fino al 58'20", quando Steenbergen ha riportato avanti i suoi; a chiudere la contesa è poi giunto 26" dopo il gol di Formenton a porta vuota.
Per il Canada si tratta del 17° titolo in questa competizione, mentre per gli scandinavi il secondo posto rappresenta una sorta di 'abbonamento': 11 volte è toccato agli svedesi, recentemente nel 2008, nel 2009, nel 2013 e nel 2014, oltre a quello di quest'anno.
La medaglia di bronzo è andata agli Stati Uniti, padroni di casa, impostisi con un netto 9-3 sulla Repubblica Ceca.

L'albo d'oro del torneo, nato nel 1977, dal 1990

domenica 7 gennaio 2018

In Canada parte la corsa al cobalto, prezzi raddoppiati

Si riproduce di seguito l'articolo, tratto dal quotidiano La Stampa, a firma di Francesco Semprini, dedicato alla 'corsa al cobalto'.

Auto elettriche, smartphone e batterie. E in Canada parte la corsa al cobalto
I prezzi del minerale raddoppiati in un anno, Toronto vuole superare il Congo come produttore mondiale

di Francesco Semprini

È l’elemento chimico di numero atomico 27. Il suo simbolo è «Co» e il nome sembra derivi dal greco kobalos, traducibile con folletto, «kobold» in tedesco, probabilmente dato ai minatori della Foresta Nera che incolpavano i folletti di fargli trovare un metallo inutile anziché il desiderato oro. Ed invece oggi il cobalto è protagonista di un riscatto senza precedenti che gli sta facendo scalare la tavola periodica degli elementi sino ad affacciarsi all’Olimpo dei metalli preziosi. Ed il tutto grazie alla progressiva, quanto inesorabile, diffusione delle auto elettriche, perché il cobalto è un materiale fondamentale per la realizzazione delle batterie al litio che vengono poi montate sulle cosiddette vetture «alternative» a basso impatto ambientale. 

A brindare sono i minatori del Canada, un Paese ricco di giacimenti di cobalto che hanno visto aumentare come non mai la richiesta del metallo in passato disponibile in grandi quantità nelle miniere della Repubblica democratica del Congo. I conflitti che stanno però dilaniando il Paese africano, associati a una serie di problematiche relative allo sfruttamento di mano d’opera locale, rendono complicato, se non proibitivo, l’approvvigionamento da fonti congolesi, pertanto il settore dell’«automotive innovativa» si rivolgono altrove. Ma non è tutto, perché il metallo, che è un ottimo conduttore assieme a litio e nickel, è largamente utilizzato anche nella realizzazione di batteria per prodotti elettronici portatili, come smartphone e pc. 

Un business globale da miliardi di dollari, un’opportunità imperdibile per il Canada terzo produttore di cobalto dopo Congo e Cina, con una quota del 6% sull’output mondiale secondo Us Geological Survey, l’ente federale americano di settore. Ecco allora che giganti nazionali come Vale, titolare di una miniera di cobalto a Sudbury, in Ontario, e Sherritt International, stanno accelerando su investimenti e produzione. Accanto a loro, però, ci sono realtà più piccole, come Royal Nickel, First Cobalt e Fortune Minerals, che stanno raccogliendo fondi di «venture Capital» per dar via a esplorazioni del sottosuolo, alla ricerca di giacimenti da sfruttare. Il balzo della domanda ha spinto il prezzo del cobalto a 75 mila dollari per «metric ton» al London Metal Exchange, ovvero oltre il doppio rispetto ai valori di inizio anno. Secondo quanto riporta il «Wall Street Journal», le attese sono per un ulteriore raddoppio dei prezzi di listino nei prossimi due anni, legati a un massiccio aumento della richiesta di batteria per auto elettriche. E soprattutto in virtù delle ristrettezze nell’offerta del metallo, visto che sino a qualche tempo fa il Congo produceva circa i due terzi del cobalto utilizzato nel mondo. Sino a quando l’opinione pubblica internazionale non ha preso coscienza delle devastanti condizioni dei lavoratori delle miniere nazionali e dello sfruttamento del lavoro minorile. 

Secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato nel 2016, le compagnie congolesi impiegano anche bambini di sette anni sottoposti a turni di lavoro massacranti e sicurezza azzerata. Il «cobalto dello sfruttamento» veniva poi venduto a raffinerie cinesi e quindi destinato all’industria delle batterie. Un fenomeno che ha provocato l’indignazione collettiva e l’introduzione di certificazioni ad hoc per assicurare la provenienza del metallo e impedire che la corsa al metallo non si prestasse a nuove forme di schiavismo. Tanto che nove grandi produttori di auto come Volkswagen, Ford e Daimler hanno dato vita a un osservatorio al fine di individuare la provenienza delle materie prime utilizzate per componenti e veicoli, a partire proprio dall’oggi tanto desiderato cobalto.